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CHIPS DI TOPINAMBOUR

In autunno dopo la raccolta delle castagne non vedo l’ora di scavare come una cinghialetta nell’orto dei miei anche a mani nude per veder affiorare i tuberi del topinambour, (Helianthus tuberosus) pianta della famiglia del girasole di origine nordamericana che, dal 1600 è arrivata in Italia per esser coltivata come ornamentale e anche per la raccolta dei tuberi eduli, e si è naturalizzata negli alvei sabbiosi dei fiumi del nord Italia, dove è più conosciuto. In Piemonte il “ciapinabò” è infatti molto usato come ortaggio d’elezione affettato crudo per la bagna cauda- oltre al cardo gobbo- oppure trifolato con aglio e prezzemolo o in vellutate, flan, o ancora chips, come vi propongo. Difatti gli utilizzi sono quelli della patata, dalla quale si distingue-oltre per il prezzo più alto-  per il sapore tendente al carciofo e la presenza di inulina anziché di amido, che lo rende adatto ai diabetici e utile come prebiotico-unico inconveniente un po’ di flatulenza!-  . Di colore rosso-violaceo o marroncino, i tuberi bitorzoluti e di forma irregolare si raccolgono in ottobre-novembre al disseccarsi della parte aerea della pianta e si possono conservare in frigo non più di 7-10 gg, altrimenti diventano molli. Al momento del consumo è sufficiente strofinarli con una paglietta senza per forza sbucciarli, e poi si preparano crudi o cotti per le varie ricette. Per le sfiiziose chips, ideali per un aperitivo, occorre tagliarli sottili con una mandolina e friggerli in olio di arachidi oppure cuocerli in forno fino a doratura, volendo con aggiunta di spezie o erbe aromatiche a piacere.

N.B. Alla sagra del Ciapinabo’ di Carignano (TO), in ottobre, so che è possibile degustarli in vari modi, ma non sono ancora riuscita ad andarvi

 

 

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