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COLLE E LAGHI DEL BETH (val Troncea)

AI primi di luglio 2020 mi capita l’occasione di un breve soggiorno montano a Pragelato  (m.1580),  in alta val Chisone (una delle tre valli valdesi) sopra Pinerolo e appena sotto il Sestriere, dove la mia amica Silvana coi suoi familiari ha affittato un bell’alloggio: “Dal maestro Serafino”, in posizione centralissima, nella piazzetta del municipio, e proprio di fronte al negozio erboristeria di Albergian! Per me che sono amante delle erbe è il massimo ! il periodo è ideale poi per le fioriture nei pascoli della valle che trovo qui particolarmente ricche, (non a caso è definita da molti “la valle dei fiori”) come notiamo anche solo nel corso di una breve escursione a Gran Puy sopra Pragelato, borgata a quota 1830 m, ben esposta al sole, dove gustiamo il buon gelato del caseificio Alpe di Perotti. In un’altra mezza giornata lasciata l’auto a Gran puy saliamo in meno di due ore al lago Lauson a 2400 m e al Colle Lauson (2497 m), lungo la famosa strada dell’Assietta. Si tratta di un percorso sterrato sui 30 km che si snoda sulla dorsale tra valle Chisone e valle Susa, dall’alpe di Usseaux al Sestriere, costruito per scopi militari negli anni ’30. Molto amata dai bikers, è invece regolamentata al traffico nei giorni di mercoledi e sabato in luglio e agosto, e noi capitiamo qui proprio di sabato, per cui non troviamo fastidiose moto o auto. Appena sotto la strada, nel versante susano, inizia il Gran bosco di Salbertrand, altra bella zona che mi piacerebbe prima o poi visitare. Dedichiamo invece una giornata intera alla zona del colle e laghi del Beth, nel parco della val Troncea, che inizia poco sopra Pragelato, risalendo il torrente Chisone. Si tratta di un itinerario molto noto e devo dire appagante, di poco più di 6 ore 30 totali, anche se mi avrebbe intrigato di più il sentiero degli alpini del m.Ruetas, anello più impegnativo e di poco più di 7 ore.

Con l’auto ci dirigiamo lungo il fondovalle del Chisone alla borgata Pattemouche e ancora oltre fino a un piazzale poco prima di Laval (1600 m) dove non è più possibile proseguire con l’auto. Qui sono presenti anche vari pannelli sulle peculiarità del parco della val Troncea, che quest’anno compie 40 anni. Seguiamo le indicazioni per Laval e poi per il rifugio Troncea dopo aver attraversato il fiume, ignorando le indicazioni per Seytes (da cui passeremo invece al ritorno) e poi cominciando a salire sulla sinistra lungo la strada diretta al rifugio Troncea. Le paline danno 3h40 per il colle del Beth, ma vi assicuro che ci vuole meno, sulle 3h ore con andatura contemplativa…In una mezz’ora arriviamo al bel rifugio Troncea, (1915 m), nel quale non entriamo, perché il cammino è ancora lungo e dopo aver riempito la borraccia alla fontana proseguiamo lungo il sentiero 320. Da metà luglio a tutto agosto si può raggiungere il rifugio con la navetta del parco, il che permette di avere più tempo per godersi sentieri e paesaggi in quota.  Al bivio dove il 320 si separa dal 334 diretto al colle Arcano,  seguo questo per pochi metri per vedere le rovine dei Forni di S.Martino , (adibiti alla fusione della calcopirite), e poi proseguiamo con maggior salita sul nostro sentiero che man mano esce dal bosco di larici e pini, e comincia a rivelare le bellezze floristiche delle alte quote: campanula occidentale e dei ghiaioni, nigritella rossa, pan di marmotta, genzianella, androsace gialla, ranuncolo glaciale, astro alpino, violaciocca piemontese, linaria alpina…alcune endemiche delle alpi occidentali, ma non son riuscita a vedere invece la bella campanula cenisia che è indicata tra le specie del parco. Le ritrovo tutte sull’ottimo libro Fiori di montagna delle Alpi sudoccidentali (di I. e G. Manavella, Fusta editore) che mi segue sempre nelle mie escursioni sulle alpi marittime e Cozie.

Poco sotto il colle una palina ci indica la deviazione l’Angolo che permette di raggiungere sempre la meta ma passando tra i resti delle miniere, noi proseguiamo dritti, perche’ il tempo sta cambiando, con l’intenzione di percorrerla poi lungo la discesa. Le miniere del Beth risalgono al 1800, quando fu scoperto un filone di rame, ma dopo aver fatto fiorire l’economia della valle, cessarono di colpo la loro attività a causa di una valanga staccatasi dal Ghinivert, che nel 1904 seppellì 81 minatori.  Vari cartelli descrivono l’attività delle miniere, e riportano la scritta Geoparco delle Alpi Cozie, progetto transfrontaliero per la valorizzazione delle aree geologiche delle valli piemontesi e francesi di quest’area (avevo già visto a Saint Veran i resti di altre miniere di rame, vedi articolo Week end a Saint Veran). Arrivati al colle del Beth (m. 2785) si apre davanti a noi la vista degli splendidi laghi del Beth, di cui uno ancora ghiacciato sovrastato dalla cima del Bric Ghinivert (m 3037), che decidiamo di non raggiungere perché il tempo sta peggiorando, anche se la salita richiederebbe solo 45 min tra sfasciumi e facili roccette. Ci fermiamo invece qualche minuto ancora qui al colle presso il bel bivacco del Beth, adibito a casotto di sorveglianza e anche fruibile dagli escursionisti previo ritiro delle chiavi presso l’ente parco e poi riprendiamo il sentiero dell’andata (tralasciamo la deviazione per le miniere) mentre ci coglie qualche goccia d’acqua; quando siamo di nuovo a pochi passi dal rifugio Troncea, imbocchiamo il sentiero 324 che in circa 45 minuti ci conduce con un traverso tra prato e bosco alla borgata diroccata di Seytes, dove avvistiamo numerose marmotte e un camoscio, a ricordarci la ricca fauna del luogo. Da qui scendiamo verso Laval e il fiume lungo il sentiero 330, il tempo si è risollevato e allora attraversiamo per raggiungere il parcheggio passando dall’altro lato del fiume, dove sorge anche il bel rifugio Mulino di Laval,(m 1670) di imminente apertura .

Pragelato è una localita’di villeggiatura in estate ideale per le famiglie, per le lunghe passeggiate possibili tra le borgate e i boschi del fondovalle; cattura subito l’attenzione il trampolino olimpico costruito per le olimpiadi invernali del 2006 ora in via di demolizione, Pragelato è un po’considerato il tempio dello sci di fondo ma ha anche qualche impianto di discesa e fa parte della via Lattea, il comprensorio sciistico più ampio del Piemonte. Altro punto d’interesse è la Maison d’Escarton, sorta di casa museo che ricrea gli ambienti della casa tradizionale ed è sede della biblioteca. Tra le specialità culinarie locali spiccano i gofri, cialde tipiche della val Chisone, cotte su piastre di ghisa scaldate sul fuoco e farcite con ripieni dolci o salati che si possono gustare nella casetta dei Gofri, poi i Pilot, frittelle fatte con patate crude grattugiate, sullo stile dei rosti svizzeri, che gustiamo l’ultima sera in una trattoria tipica, il Passet, in via Nazionale frazione Granges, accompagnati da una fonduta di formaggio. E non vado via prima di aver fatto incetta di caramelle,  liquori, marmellate o mieli nell’immensa bottega di Albergian (la sede produttiva è a Pinerolo), tutti a base di erbe locali montane (oltre al noto Genepy, a me piace molto il Framboise, leggero e squisito ratafià di lamponi).

 

l’itinerario segnato in verde (in nero invece l’anello del m.Ruetas col sentiero degli Alpini)

Immagini di Pragelato e zona Gran Puy

 

al Colle Lauson, lungo la strada dell’Assietta ,sullo sfondo le montagne dell’alta val di Susa

 

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